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La Giordania e il fascino misterioso del Medio Oriente

Un viaggio in Giordania  é un’avventura ricca di esperienze diverse, scoperte straordinarie e incontri unici, e adesso vi racconto perché …

 

” Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima” 

Proverbio tuareg

 

Una volta presa la decisione con un gruppo di amici, siamo partiti con un piccolo bagaglio per questo viaggio organizzato da noi e siamo atterrati nel pomeriggio all‘aeroporto Internazionale Queen Alia, ad Amman, la capitale della Giordania

All’aeroporto abbiamo recuperato l’auto che avevamo riservato online… e per fortuna che abbiamo scelto una qualità medio-alta, altrimenti  fare lunghe distanze su strade molto rovinate, spesso montagnose e per di più confrontandosi con lo stile di guida locale sarebbe stato impossibile. 

 

 

La prima tappa è stata  Amman, la capitale, dove siamo arrivati verso sera, giusto in tempo per accomodarci in hotel e andare alla ricerca d un ristorante tradizionale, non prima di aver bevuto una buona birra… ops… nei paesi arabi non servono alcool…

( l’alcool é servito soltanto in ambienti molto turistici a un prezzo proibitivo, perciò, se come noi siete alla ricerca dell’autenticità del luogo e avete quindi la tendenza a evitare i posti affollati da turisti, ma non volete togliervi il piacere delle vostre abitudini, meglio che vi organizziate acquistandola in anticipo e portandola con voi. Gli alcolici a prezzo accessibile si trovano per esempio in alcuni supermercati).

 

 

La nostra cena, a base di una serie infinita di piccole degustazioni (hummus, falafel, kebab, mansaf, labneh ecc.), accompagnate da succhi di frutta freschi, é stata il primo passo verso la scoperta delle tradizioni di questo paese e visto il grande successo, o piuttosto la grande abbuffata, l’indomani ci siamo svegliati con una grande energia.

Il primo giorno l’abbiamo dedicato alla visita del sito archeologico di Jerash, circa 60 km a nord di Amman

 

 

Jerask, antica Antiochia di Giordania, è la capitale dell’omonima regione giordana, é definita “la Pompèi dellì’Asia”ed è situata sulle rive del fiume Wadi Jerash, che fa parte del bacino idrografico del Giordano che rende fertile il terreno agricolo circostante.

 

 

Con un’altitudine di 500 m godeva di un’eccellente visuale dei territori vicini, il che era ottimo per la difesa e per il clima che proprio grazie all’altezza diviene temperato e non torrido come in altri territori non lontani.

 

 

Essa sorse nel III millennio e come molte città sorte sul Giordanograzie alla presenza del fiume Wadi Jerash,  già nel Neolitico il centro era abitato e d’altronde i resti che affiorano oggi dai siti archeologici appartengono ad un ventaglio storico che va dall’età del bronzo a quella romana.  

L’antica città di Jerash è stata abitata ininterrottamente per più di 6.500 anni. Questa città vide il suo massimo splendore sotto il dominio dei Romani e oggi è una delle città di epoca romana meglio conservate al mondo.

 

 

Sepolta per secoli sotto la sabbia, prima di essere riscoperta e restaurata negli ultimi 70 anni, l’antica città di Jerash costituisce una splendida testimonianza della grandezza e delle caratteristiche dell’opera di urbanizzazione condotta dai Romani nelle provincie dell’impero in Medio Oriente: strade lastricate, colonnati, templi in cima ad alture, meravigliosi teatri, spaziose piazze pubbliche, bagni termali, fontane e mura interrotte da torri e porte cittadine.

Una volta esibito il Jordan Pass, documento acquistato online che permette l’accesso a tutti i più importanti siti della Giordania, la nostra passeggiata, con il clima molto piacevole del periodo fine febbraio-inizio marzo, é iniziata con la visita dell’arco di Adriano, poi verso l’ippodromo, il Foro, i teatri di Jerash, il tempio di Zeus, le cattedrali Bizantine, il tempio di Artemide e il Cardo Massimo.

É una passeggiata di circa quattro ore attraverso secoli di storia, in un sito che permette ancora oggi ai turisti di poter ammirare la magnificenza di questa città grazie alle sue costruzioni ancora intatte. 

L’indomani mattina abbiamo visitato Amman. Per cercare un parcheggio in centro, ci siamo persi nel saliscendi tipico di questa città estremamente collinare, cercando di orientarci nel caos delle vecchie strade e adeguandoci alla guida sregolata degli abitanti.  Abbiamo cominciato la visita della città con un pranzo in un locale tipico del centro, frequentato dalla popolazione locale e l’esperienza è stata davvero grandiosa.

 

 

La nostra tavola, nonostante l’estrema semplicità del cortile in cui si trovava, è stata imbandita con decine di piatti tipici di carne di montone, agnello, pollo e verdure, profumatissimi di spezie ed erbe perlopiù sconosciuti , vera gioia del palato e momento di relax impagabile. 

 

 

Il secondo obbiettivo era la visita di una pasticceria, con degustazione delle più famose torte e dolciumi giordani. Lì ci siamo deliziati con il Kanafeh (dolce tradizionale mediorientale a base di pasta a fili sottili, o in alternativa pasta di semolino, imbevuta di sciroppo dolce a base di zucchero e  stratificato con formaggio o con altri ingredienti, ad esempio le noci), decisamente il nostro dolce preferito, oltre che baklava e luqma, il tutto accompagnato da un buon caffé turco. 

 

 

La scoperta di un paese attraverso la sua cucina offre momenti di piacere e di convivialità unici, oltre che un occasione per alternare la fatica di una visita a un momento di riposo. 

Nel pomeriggio ci siamo persi nel suk, mercato che nell’Islam classico costituiva, insieme alla moschea e al Palazzo del potere, il terzo centro funzionale della città musulmana.

La merce del suk di Amman é di ogni genere, e le cinesate prevalgono ormai sui negozi e le merci dei vecchi artigiani, a tal punto che ogni tanto si deve fare attenzione per riconoscerli. 

Se volete acquistare dei prodotti ad Amman, che possano davvero rappresentare il paese, vi consiglio di comprare  i sacchetti di spezie, le scatole di dolci tipici, il the beduino, i prodotti del Mar Morto, i fanghi e le ceramiche oppure la mitica Kefia, ovvero il turbante tipico arabo che é molto usato dai nativi e vi sarà molto utile nel deserto.

I negozi che li vendono sono davvero affascinanti per la loro autenticità ed accoglienza e lo shopping  può diventare un’esperienza molto coinvolgente. 

Per finire la giornata con un privilegiato momento di riposo, siamo andati ad ammirare l’incantevole belvedere e le prime luci del tramonto  dalla Cittadella di Amman, sito archeologico situato su una delle sette colline sulle quali é nata la città, che con il trascorrere degli anni sono diventate molte e molte di più, fino a trasformarla nella bellissima metropoli mediorientale di oggi. La sera… a letto presto, distrutti.

La città di Amman é caotica, chiassosa, affollata, colorata, vivace e accogliente e gli autoctoni fanno sentire i turisti benvenuti. È un luogo meraviglioso per respirare la vita quotidiana del medio oriente. 

 

 

 L’indomani di prima mattina, dopo un buon caffé, ci siamo messi sulla strada per Petra , che si trova a circa 230 Km a sud di Amman. 

 

 

 Come già accennato le strade non sono proprio come quelle al quale siamo abituati in Europa, perciò meglio viaggiare con una certa calma, e approfittare per guardare il rapido mutare del paesaggio, che dalla zona leggermente verdeggiante del governatorato di Amman, acquista il fascino delle zone aride e desertiche. 

Ed eccoci finalmente nella città di Wadi Musa, dove si trova la mitica Petra

 

 

Petra , detta anche la città rosa, è un sito archeologico scoperto  dall’esploratore e orientalista svizzero Burckhardt, nel 1812. Patrimonio dell’umanità dall’ Unesco il 6 dicembre 1985, oltre che, nel 2007,  una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno, Petra nacque come città degli Edomiti (VIII-IX secolo A.C.) e in seguito divenne capitale dei Nabatei, che vi si stabilirono più di duemila anni fa. Popolo assai evoluto di guerrieri e commercianti, la cui diramata rete mercantile metteva in comunicazione il sud della penisola araba con il Mediterraneo, ne fece una città vivace e ricca per molti secoli, fino al VIII secolo, quando fu abbandonata a causa della decadenza dei commerci e di varie catastrofi naturali. 

 

 

Pare che fino a pochi anni fa, le cavità di Petra abbiano continuato a ospitare famiglie beduine.

La passeggiata, al quale abbiamo dedicato una giornata intera, é il rivelarsi continuo di meraviglie naturali e di opere umane perfettamente integrate nella natura: le numerose facciate intagliate nella roccia, oltre che i colori e le forme naturali ne fanno un monumento unico e assolutamente imperdibile. 

 

 

Ma veniamo a qualche dettaglio pratico per i curiosi. La passeggiata inizia in una lunga e stretta gola rocciosa, detta Siq, che conduce alla prima opera umana, Il Tesoro, monumento funerario scavato nella roccia, che  con la sua maestosa facciata lascia immediatamente i turisti senza fiato. Dopodiché si procede sulla strada delle facciate, ornata dalle tombe dei Nabatei scavate nella morbida arenaria, fino ad arrivare al Teatro Romano

 

 

Si procede osservando, a destra, le tombe reali e imbattendosi nello spettacolo naturale di alcune grotte, che con l’ossidazione secolare dei metalli che le compongono, oggi sembrano dipinte di onde dalle sfumature armoniose, che variano dal rosso all’arancione, dal blu al viola, mostrando con discrezione quanto la natura sia meravigliosa. 

 

 

Dopodiché passeggerete sulla strada colonnata, costruita dai romani, che conduce ai famosi 800 gradini scavati nella roccia, che portano al Monastero (Ad-Dain),  una tomba o un edificio che sembra legato a un rito funerario, probabilmente quello del re Nabateo Obodas I, e usata in seguito come monastero dai romani. 

 

 

Per gli instancabili, ci sono altre cose interessanti da visitare intorno al sito archeologico, inoltre la notte si può accedere al sito per ammirare lo spettacolo di luci detto Petra by night, ma noi abbiamo preferito gustare una bibita fresca sotto un cielo stellato. 

 

 

Per quanto riguarda il mio viaggio, posso dire che é stata una benedizione decidere di farlo a fine febbraio, perché visitare Petra nei mesi caldi deve essere molto faticoso. Noi invece abbiamo potuto approfittare dell’intera giornata, sbirciare le bancarelle dei beduini, fare centinaia di foto, gustare un thé in uno dei bar lungo il percorso e alla fine della giornata, stremati, condividere un momento divertente con i beduini che ci hanno riaccompagnato verso l’uscita sul dorso di un asino.

 

 

Il giorno seguente, dopo una notte di profondo riposo, siamo partiti alla volta del deserto di Wadi Rum, detto anche la Valle della luna, area protetta di 720 Km2 e patrimonio dell’Unesco dal 2011, a circa 100 Km a sud di Petra, per conoscere terra dei beduini, popolo dal leggendario coraggio che vive ancora oggi fra dune di sabbia, rocce e oasi.

 

 

Per sperimentare, almeno un poco, il gusto della vita nomade,  abbiamo visitato il deserto con una guida locale, che ci ha accompagnato sulla sua Jeep nei luoghi più suggestivi fino all’ora del tramonto, quando ci siamo fermati per ammirare nella pace più assoluta i suoi colori e ascoltare il rumore del vento. 

 

 

La sera dopo la cena, tipicamente a base di pollo, montone, agnello e riso,  straordinariamente gustosi grazie all’abbondante uso di erbe e spezie, ci siamo ritrovati con altri turisti intorno a un fuoco, accanto alla tenda di un beduino che offriva thé e narghilé e abbiamo trascorso la serata  a scambiare le nostre impressioni e ad ammirare il cielo stellato, come mai lo avevamo visto prima.

 

 

E infine la tanto romantica notte in tenda, dove come al solito si dorme poco, e quindi non é poi così pesante decidere di svegliarsi presto per godere delle prime luci dell’alba. 

L’atmosfera in un posto così é talmente unica che fa venire voglia di staccarsi da tutti i pensieri, per trascorrere un momento senza tempo, riempiendosi di quella pace.

L’ultimo capitolo della grande avventura é iniziato il giorno seguente, dopo la prima colazione, quando siamo partiti alla volta del Morto. 

 

 

In effetti non é andata proprio così, perché invece di andare diretti verso il Mar Morto, a 220 Km verso nord, non abbiamo resistito alla tentazione di farci un pranzetto di pesce sul mare di Aquaba… verso sud. 

Aquaba  è una città portuale della Giordania, situata nell’omonimo golfo sul Mar Rosso. Oltre a essere una città antichissima, le sue località balneari sono famose tra gli amanti del windsurf e di altri sport acquatici, ma noi volevamo toglierci soltanto il piacere di una passeggiata sul lungomare (e una scorta di birre…).

Il Mar Morto invece  è un lago salato situato tra Israele, la Giordania e la Cisgiordania, nel deserto della Giudea, parte della regione storico-geografica della Palestina: è il bacino idrografico più basso e più salato del mondo.

 

 

Si trova nella depressione più profonda della terra, generatasi nei millenni per effetto dell’ evaporazione delle sue acque non compensate da quelle degli immissari, che è anche causa della sua alta salinità: attualmente il livello dell’acqua del bacino superiore (settentrionale) è a circa 427 m sotto il livello del mare ed il divario continua ad aumentare, dato che il livello continua a scendere.

 

 

La scoperta del Mar Morto, è stata molto più entusiasmante. Ne avevamo spesso sentito parlare, ma l’esperienza di immergervisi è qualcosa che non si può immaginare. È impossibile tuffarsi, nuotare e se ci si lascia trasportare dal movimento dell’acqua si rischia di partire al largo e non tornare. Ma torniamo indietro di un passo. 

 

 

Quando siamo giunti a destinazione, prima ancora di andare all’hotel, siamo andati su una spiaggia dove abbiamo fatto qualche foto e abbiamo immerso i piedi nell’acqua salatissima del mare, siccome non avevamo i costumi da bagno. In realtà, dopo aver famigliarizzato con un alcune persone del posto, abbiamo scoperto che loro invece hanno l’abitudine di immergervisi completamente vestiti, ma quando ci hanno proposto di fare il bagno insieme a loro ci siamo rifiutati perché a noi sembrava davvero troppo strano. 

 

 

Cosa aggiungere, i due giorni all’hotel sono stati molto rilassanti, essendo uno dei tanti resort per turisti internazionali presenti nella zona ed avendo soprattutto la possibilità di fare il bagno in una piccola spiaggia privata, seguito da fanghi e massaggi. 

Giunti al termine del nostro lungo girovagare, prima di rientrare ad Amman, ci siamo concessi un’altra mezza giornata per andare a visitare un luogo ricco di storia e di significato per la religione: al-Maghtas, un sito archeologico sulla riva orientale del fiume Giordano, sito conosciuto in particolare per il Battesimo di Gesù, oltre che per altre importanti parabole del Vangelo (al-Maghtas) e appartenente alla lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. È stata una visita carica di significato spirituale e un grande onore per me poter essere sui luoghi degli avvenimenti principali raccontati in uno dei libri più importanti dell’umanità. 

 

 

Scrivere questa pagina per voi é stato un vero piacere, perché mi ha permesso di rivivere dei ricordi che sono ancora vivi dentro di me.

La Giordania é stata per me una scoperta in tutti i sensi, principalmente perché l’ho girata in lungo e in largo, e posso dire che l’ho conosciuta davvero, e inoltre perché mai mi sarei aspettata di lasciarmi trasportare con tanta naturalezza dall’atmosfera magica del medio oriente, dove in così pochi giorni ho vissuto così tante emozioni contrastanti. 

Grazie Giordania. Sei una meraviglia. Grazie Damaris, straordinaria organizzatrice di questo viaggio e straordinaria amica e grazie a tutti i miei compagni di viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggiatrice, lettrice, scrittrice e sognatrice.

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